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LA CITTA' DI LECCE
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GENERALI
Metri 49 s.l.m.
Abitanti 100.884
CAP 73100
Prefisso Telefonico 0832
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COME SI RAGGIUNGE

Aereo (Brindisi); Treno; Superstrada da Brindisi; Nave (Brindisi); Traghetto (Otranto)

STORIA Capoluogo di una provincia con ben 97 Comuni, Lecce è situata nel cuore della penisola salentina, a 12 Km dalla costa adriatica e a 25 da quella ionica.
Le sue origini risalgono all'età dei Messapi (lo confermano reperti del V e IV sec. a.C.) quando, come riferisce lo scrittore greco Pausania, il suo nome era Sybar; divenne Lupiae dopo la conquista romana del III sec. a. C. Fiorì come municipio in epoca Adrianea nel II sec. d.C. e venne arricchita di un teatro, di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).
Come tanti centri, Lecce decade dopo la caduta di Roma anche perché i Bizantini favoriscono l'ascesa di Otranto che impone il proprio nome all'intera aerea (la Terra d'Otranto). Riacquista importanza con l'arrivo dei Normanni; diventa contea nel 1069 e vi si cominciano ad insediare ordini religiosi con il preciso scopo di combattere l'egemonia culturale di Costantinopoli. Alla munificenza di re Tancredi, figlio di Federico II, si deve l' erezione della chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo che sorge un po' fuori dell'abitato.
In seguito gli Angioini, attraverso le potenti famiglie dei Brienne, degli Enghien e degli Orsini Del Balzo, le fecero superare gli angusti confini locali aprendola ai commerci con la potente Repubblica di Venezia.
Sotto gli Aragonesi, nel XVI sec., con Carlo V che la munì di importanti fortificazioni, la città assunse il rango di capoluogo della Terra d'Otranto e alla fine di quel secolo era la più popolosa città della Puglia. Espressione di questo periodo e di quelli immediatamente successivi, quando, dopo il Concilio di Trento, nella città si insediarono i potenti ordini controriformati (Teatini, Gesuiti ed altri), è il trionfo del "barocco leccese" che caratterizza gran parte delle costruzioni del centro storico: palazzi , chiese, conventi. Un barocco particolare e irripetibile, reso unico dalla caratteristica della locale "pietra leccese", tenera e docile, versatile, duttile, disponibile ad ogni intaglio, ad ogni arabesco, vasi di fiori e frutta, chimere e centauri, incredibili ceselli, colonne tortili, bizzarre cariatidi; dotata di un colore caldo, quasi dorato, rosa alla luce del tramonto.
Il complesso unitario di tali tesori artistici hanno valso a Lecce l'appellativo di "Firenze del Barocco", coniato nel XIX sec. dallo storico tedesco Gregorovius.
Il presente vede, fuori dalle mura, una città architettonicamente anonima ma pulsante di attività commerciali intorno allo splendido centro storico a cui la limitazione del traffico cittadino ed il fervore dei restauri permettono di conservare intatto il fascino aristocratico e discreto.
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